sabato 17 luglio 2010

Massì, un po' di macabro nostalgico. Non riletto, da correggere.

Fisso gli occhi e trattengo il respiro. So già cosa mi aspetta, uno di quei sogni in bilico tra il bello e il brutto, tra il conservatore e l'immorale. Non scelgo io cosa mi sembra giusto, lo sceglie il mio cuore, che si veste di grigio. Mai di nero, quello è per i malvagi, e vedere i propri amici e conoscenti impiccati con la lingua penzoloni, gonfia di sangue non è malvagio. Non in queste circostanze, non ora. Vedo Francesca, i suoi occhi sembrano seguirmi, in questo sogno pieno di croci.

Questo è ciò che resta di chi se ne va, una fila di croci in una strada polverosa. Corpi che non si decompongono, fatti di cera e anima. Mi sembrano lontanissimi, ma il mio senno, per quanto ce ne possa essere in questo mondo, mi fa capire che anche per loro sono morto, ma mi vedono sepolto, senza la crudezza dell'addio e del dispiacere che comporta il vedere braccia dalle quali non puoi essere cinto.

Il sentirsi uovo senza tuorlo nè albume, quello sì è terrificante. Un guscio sottile, calcareo che al primo spigolo si frantuma. Non sono le persone perdute che spaventano, ma la sensazione che tutte si siano prese una parte della tua anima, lasciandotene troppo poca per respirare.

Tuttavia, in questo mondo di oblio, non si può far altro che sorridere; cercare negli occhi spenti di chi si ha amato fa trovare le stesse cose che troveresti in chi ha contribuito in un'involontario delitto, portando nella sua lontananza il segreto di come eri e non sarai più.

In questo posto fatto di sorrisi sarcastici che mi fanno sentire un mostro non ho bisogno dei piedi per camminare. Mi bastano le dita, precisamente l'indice ed il pollice della mano destra.

lunedì 12 luglio 2010